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Piano Casa, pubblicata la legge del Lazio

Programmi decennali per l’edilizia sociale e interventi sugli immobili di artigianato e piccola industria

02/09/2009 - È stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 31 del 21 agosto la Legge Regionale 21/2009 dell’11 agosto scorso, recante “Misure straordinarie per il settore edilizio e interventi per l'edilizia residenziale sociale”.

Piano Casa, pubblicata la legge del Lazio


 

Oltre a programmi decennali per l’edilizia sociale e alla ripresa del settore residenziale, il provvedimento consente il rilancio delle piccole e medie imprese, con la possibilità di intervenire sui capannoni industriali.
 
Interventi ammessi: Via libera agli ampliamenti del 20% per gli immobili a uso residenziale con superficie non superiore a mille metri cubi per un massimo di 62,5 metri quadri. Gli immobili dovranno mantenere la propria destinazione d’uso per 10 anni. Sui fabbricati a uso non residenziale per l’artigianato e la piccola industria fino a mille metri cubi è invece possibile effettuare aumenti di cubatura del 10%. Demolizioni e ricostruzioni possono invece essere effettuate con un bonus del 35%. Se vengono realizzate nuove unità immobiliari il 25% deve essere destinato alla locazione a canone concordato.
 
I premi di cubatura sono aumentati al 35% e al 20% nelle zone a più alto rischio sismico, per favorire gli interventi di messa a norma. Nelle demolizioni e ricostruzioni si può ottenere un bonus del 40% se l’intervento è realizzato sulla base di un concorso di progettazione.
 
Modalità: Gli ampliamenti dovranno essere realizzati costruendo al lato dell’edificio esistente. Sono invece escluse le sopraelevazioni, fatta la salva la possibilità di realizzare un nuovo tetto o modificare l'esistente al fine di rendere abitabili i sottotetti. Per l’ottenimento dell’autorizzazione è necessario il rispetto delle norme in materia di antisismica e bioedilizia.
 
Servizi e oneri concessori: Gli ampliamenti volumetrici presuppongono anche la realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria. Nel caso in cui non sia possibile effettuarle, è ammessa la monetizzazione, con un incremento pari al 50% degli oneri concessori. I Comuni possono ridurre gli oneri del 30% nel caso in cui l’intervento riguardi la prima casa. 
 
Semplificazioni burocratiche: Per l’avvio dei lavori basta la presentazione della Dia, Dichiarazione di inizio attività, entro due anni dall’entrata in vigore della legge. Il permesso di costruire è invece richiesto per le demolizioni e ricostruzioni che riguardano edifici con volume superiore a 3 mila metri cubi.
 
Recupero ambientale: I Comuni potranno adottare strumenti urbanistici per il riordino urbano. In questo caso i premi volumetrici possono salire al 50% e al 60% per le zone del litorale se la nuova destinazione è turistico-ricettiva.
 
Esclusioni: Oltre agli edifici abusivi o non dotati di fascicolo di fabbricato sono esclusi dagli interventi i centri storici, le aree naturali protette, le zone a rischio esondazione, le zone sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta, le fasce di rispetto dei territori costieri, dei fiumi e dei laghi.

04 Set 2009
adriana fornaro · 134 visite · 5 commenti
ANSA
» 2009-08-29 19:27
LE STORIE - VOGLIA DI CASA FAI DA TE, FATICA MA RISPARMI 50%
ROMA - Un tetto per tutti. Ma a patto di costruirselo da soli. E' l'autocostruzione: un modo poco conosciuto, ma sempre più apprezzato a causa della crisi, per combattere il caro-casa: ci si associa in cooperativa, si acquista un terreno, e poi i futuri proprietari, coordinati e guidati da professionisti, imbracciano gli attrezzi del mestiere, comprano i materiali, e realizzano con il proprio lavoro le future dimore.

Con l'obiettivo di risparmiare fino al 50% sul prezzo finale della casa. E consentire a chi ha difficoltà economiche, o non riesce ad accedere ad un mutuo, di coronare il sogno di una casa di proprietà. "La fatica è enorme, e anche il sacrificio. Ma almeno lascerò una bella casa, e senza spendere una fortuna, a mia figlia. Che crescerà in una comunità in cui tutti si conoscono, perché hanno condiviso per due anni l'onere e la fatica di costruirsi la casa. Da soli". Gianluigi Ravviso è un impiegato di 33 anni, da sei mesi è papà, e fino al 2008 non aveva mai impugnato una cazzuola o impastato la calce. Ora passa tutti i weekend, le ferie e i giorni liberi con elmetto di sicurezza e guanti da lavoro, a costruirsi la casa con le sue mani. Ma non proprio 'da solo'.

Fa parte di una cooperativa di autocostruzione, attiva da a San Giovanni in Marignano, nel riminese. In Italia sono quasi 300 le famiglie che l'hanno già fatto o lo stanno facendo, riunite in più di 60 cooperative. Soprattutto in Lombardia e Emilia-Romagna. Ma anche in Umbria e nel Lazio. E il modello, nato nel Nord Europa, prende piede anche nelle istituzioni, che negli ultimi anni hanno iniziato a rendere disponibili per questo tipo di attività, attraverso bandi di concorso, territori destinati all'edilizia popolare. E a fornire fondi per incentivare questa pratica.

Una delle ultime, in ordine di tempo, è stata la Provincia di Parma, che ha realizzato un piano sperimentale per 48 nuovi alloggi, finanziati per 400 mila euro dalla Regione Emilia-Romagna. "La prima volta che dovevo tirare su un muro credevo fosse una missione impossibile - racconta Gianluigi - ma per fortuna, anche se sono un 'colletto bianco', sono stato scout: un po' di capacità manuali le ho persino io!", scherza.

 "Da quando l'economia va male c'é ancora più interesse intorno a questo modello - racconta Graziano Bardeggi, 40 anni e due figli, un altro dei soci della cooperativa 'Aria' - alcuni dei nostri soci sono cassintegrati o in ferie forzate. E allora colgono l'occasione per dedicarsi all'attività di costruzione". Ogni nucleo familiare associato dedica circa 500 ore all'anno al cantiere. E si impegna al massimo su ogni dettaglio: l'assegnazione delle case avviene solo alla fine, così nessuno sa se sta lavorando proprio all' abitazione dove andrà a vivere.

Nelle cooperative di autocostruzione, comunque, l'attività non è lasciata al caso: il capo cantiere è un professionista regolarmente stipendiato, e i futuri proprietari sono formati e guidati da specialisti (architetti, geometri, tecnici), che poi provvedono a certificare gli impianti. E le case non sono per nulla 'arrangiate': solo per fare un esempio, le 18 villette a schiera, da 140 mq ciascuna, a cui stanno lavorando i soci della cooperativa 'Aria', di cui Gianluigi è anche vicepresidente, saranno tutte di classe 'A+'. Ovvero, con il massimo livello di risparmio energetico.

"Con l'autocostruzione si risparmia quattro volte - spiega Gianpietro Bonomi, presidente della cooperativa - sul costo del terreno, che ci è stato assegnato con regolare bando dal Comune a un prezzo inferiore a quello di mercato; sulla manodopera, perché facciamo praticamente tutto da soli; sui materiali, perché assieme possiamo ottenere sconti sulle grandi quantità; e poi perché non ci sono ricarichi, nessuno ci deve guadagnare. Noi prevediamo - conclude - di chiudere il cantiere entro la prossima estate, con un costo di 1.000 euro al metro quadro".

E l'autocostruzione può diventare anche un'occasione per favorire l'integrazione e creare comunità. A volte, anche miste italiani-immigrati. Come avviene nei quattro cantieri, per complessivi 117 alloggi, attualmente attivi in Umbria, e gestiti dalla cooperativa 'Alisei'. "Dei nostri circa cento soci, 46 sono italiani; gli altri arrivano da più di 19 Paesi - racconta la presidente della coop, Carla Barbarella - il nostro obiettivo é sempre stato quello di favorire chi non potrebbe accedere altrimenti al mercato del credito
04 Set 2009
adriana fornaro · 94 visite · 2 commenti
CASA e CLIMA






 Il Lazio dice sì al Piano casa


Il Lazio dice sì al Piano casa





 




Via libera dal Consiglio alla Legge regionale che semplifica le procedure e introduce norme sull'edilizia residenziale sociale



 



Dopo l'approvazione in Giunta, lo scorso 6 agosto il Consiglio regionale del Lazio ha dato il via libera, con 36 voti a favore e 9 contrari, al provvedimento sul Piano casa, definito “una legge modello per tutto il Paese” dal presidente Marrazzo. “È frutto di un lavoro collettivo e comune: sono state recepite le indicazioni delle categorie, degli enti locali, in primo luogo del Comune di Roma, dei movimenti di lotta per la casa. Questa Regione, con la legge approvata, può ottenere al tempo stesso qualità, sicurezza, trasformazione urbanistica, sviluppo economico e equità sociale. Difesa dei territori e sviluppo dell'edilizia. Nella Capitale, innanzitutto: con questa legge non ci sarà bisogno di consumare nuovo territorio, l'agro romano, in particolare, per dare vita a un nuovo piano di edilizia popolare. Questo è il manifesto del riformismo del centrosinistra nel Lazio”, ha dichiarato il presidente della Regione.



 



Critiche dall'opposizione



Per le opposizioni si tratta invece di un “testo inadeguato, malgrado le modifiche introdotte durante il dibattito in aula”. Per Fabio Desideri (Pdl) restano “dubbi e perplessità su una norma che esclude tanti cittadini. I nostri emendamenti hanno migliorato il provvedimento, ma l'impostazione di fondo resta sbagliata. Il centro sinistra ha perso di vista gli obiettivi primari che questa legge avrebbe dovuto avere”. Di “risultato modesto rispetto alle aspettative” ha parlato Antonio Cicchetti (An-Pdl): “Manca l'ampliamento degli interventi in zona agricola, per quanto riguarda gli interventi di demolizione-ricostruzione in altra zona, il premio di cubatura è mortificante. Da parte del centrosinistra c'è un vero e proprio pregiudizio ideologico”.



Di seguito riportiamo i punti principali del provvedimento secondo la sintesi preparata dal Consiglio regionale.



 



Premi di cubatura e interventi di demolizione-ricostruzione



È la parte del piano casa direttamente collegata al protocollo di intesa Stato-Regioni voluto dal governo Berlusconi. Sono esclusi da qualsiasi tipo di intervento i centri storici, le aree naturali protette, le zone a rischio esondazione, le zone sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta, le fasce di rispetto dei territori costieri, dei fiumi e dei laghi.



Potranno ampliare la loro casa del 20 per cento, i proprietari di immobili a uso residenziale, con volume non superiore a 1.000 metri cubi. L’incremento massimo per l’intero edifico sarà pari a 62.5 metri quadrati. Il “premio di cubatura” (in questo caso del 10 per cento) si applica anche agli edifici a destinazione non residenziale per artigianato e piccola industria con superficie non superiore a 1.000 metri quadrati. L’immobile dovrà mantenere la stessa destinazione d’uso per 10 anni.



Per quanto riguarda le zone agricole, potranno usufruire dei benefici previsti dalla legge solo i coltivatori diretti, gli imprenditori agricoli a titolo professionale e i loro eredi. L’ampliamento sarà possibile costruendo a lato dell’edificio esistente.



Sono escluse le sopraelevazioni, fatta la salva la possibilità di realizzare un nuovo tetto o modificare l’esistente al fine di rendere abitabili i sottotetti, come previsto dalla legge regionale approvata di recente.



Tutti gli interventi dovranno rispettare le norme antisismiche e la legge regionale in materia di bioedilizia. Gli edifici non devono essere abusivi e devono essere dotati del fascicolo di fabbricato. Ove non sia possibile la realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria (parcheggi, servizi ecc) è ammessa la monetizzazione, con un incremento pari al 50 per cento degli oneri concessori.



Nelle borgate gli oneri saranno utilizzati direttamente dai consorzi di auto recupero. I Comuni potranno ridurre del 30 per cento l’importo degli oneri concessori se l’intervento riguarda la prima casa.



I premi di cubatura sono aumentati (rispettivamente al 35 e al 20 per cento) nelle zone a più alto rischio sismico, per favorire gli interventi di messa a norma. Per quanto riguarda, invece, gli interventi di demolizione-ricostruzione, il premio di cubatura sale al 35 per cento: se vengono realizzate nuove unità immobiliari, il 25 per cento di queste deve essere destinato alla locazione a canone concordato. Sarà possibile realizzare una cubatura maggiore (il 40 per cento) se la demolizione-ricostruzione sarà realizzata tramite un concorso di progettazione, a patto che l’intervento sia realizzato sulla base del progetto vincitore.



Sono infine previsti interventi per il recupero a fine residenziale dei volumi accessori degli edifici (ferme restando le limitazioni rispetto al volume complessivo dell’edificio stesso).



Per avviare i lavori basterà una dichiarazione di inizio attività (Dia); se la demolizione-ricostruzione interessa un complesso con volume superiore ai 3.000 metri cubi sarà necessario il permesso di costruire. Le Dia dovranno essere presentate entro due anni dall’entrata in vigore della legge.



 



Programmi di recupero ambientale e di riordino urbano



Si tratta di due strumenti urbanistici collegati agli interventi di demolizione-ricostruzione che potranno essere adottati dai Comuni. In pratica, in presenza di territori pregiati dal punto di vista ambientale, naturalistico, culturale, le amministrazioni locali potranno predisporre dei programmi integrati che prevedano non solo la demolizione-ricostruzione di edifici, ma lo spostamento degli stessi al di fuori dell’area vincolata. In questo caso il premio di cubatura sale fino al 50 per cento. Per quanto riguarda, invece, le zone del litorale, l’incremento viene portato al 60 per cento, se la nuova destinazione dell’edificio sarà “turistico-ricettiva”.



Stesso discorso (ma la cubatura in più, in questo caso, si ferma al 40 per cento) vale se il programma integrato interessa una zona urbana da riqualificare o una periferia con presenza di funzioni eterogenee, tessuti edilizi disorganici.



 



Edilizia residenziale sociale



Per la prima volta si introducono norme sulla cosiddetta edilizia residenziale sociale. In pratica si tratta di un ampliamento delle possibilità di intervento da parte della Regione che non si limiterà più all’edilizia agevolata (ad esempio le cosiddette zone 167) e all’edilizia sovvenzionata (case popolari), ma potrà proporre alloggi in affitto a canone sostenibile o con diritto di riscatto.



La legge prevede la predisposizione di un piano straordinario di durata decennale per realizzare nuove case popolari. Che, dopo i finanziamenti previsti già nell’assestamento di bilancio in discussione nei prossimi giorni, sarà finanziato in maniera stabile: a partire dall’esercizio finanziario 2010, al piano straordinario sarà destinato il 5 per cento del gettito della tassa automobilistica.



Accanto ai classici standard urbanistici, inoltre, viene introdotta una quota che i proprietari delle aree interessate da varianti urbanistiche dovranno cedere ai Comuni il 20 per cento della superficie fondiaria edificabile. Almeno il 50 per cento di queste aree sarà destinato alla realizzazione di case popolari.



Previsto un iter semplificato per il cambio di destinazione d’uso se questo riguarda immobili ad uso non residenziale di proprietà dell'Ater. L'Ater avrà, poi, la possibilità di realizzare alloggi accessibili ai disabili utilizzando il piano terra delle case popolari. Per accelerare la conclusione degli interventi regionali di edilizia residenziale pubblica la Regione stessa potrà esercitare poteri sostitutivi nei confronti dell’Ater in caso di inadempienza.



Prevista per i Comuni, la possibilità di aumentare la previsione edificatoria nelle zone già destinate a edilizia residenziale pubblica, fermo restando il rispetto degli standard urbanistici. L’eventuale eccedenza di tali standard potrà essere convertita in edilizia sociale.



Previsti, infine, contributi regionali e mutui agevolati per chi intende acquistare, costruire la prima casa, e misure analoghe per sostenere i progetti di autorecupero. Tali contributi potranno essere richiesti da nuclei familiari con reddito Isee fino a 40 mila euro. I Comuni potranno istituire commissioni per favorire il “passaggio da casa a casa”. I beneficiari dei finanziamenti regionali per l’edilizia residenziale pubblica, dovranno curare la redazione del fascicolo di fabbricato.



Il Consiglio ha approvato un ordine del giorno che impegna la giunta a approvare una legge organica sul diritto all’abitare entro il mese di ottobre.



 



Semplificazione delle procedure



Si tratta di norme che tendono a disciplinare in maniera più semplice l’iter dei provvedimenti urbanistici. Viene esclusa, ad esempio, la necessità di varianti per quanto riguarda la definizione della viabilità primaria, il reperimento all’esterno degli ex nuclei abusivi delle aree per il verde, i servizi pubblici e i parcheggi, il mutamento delle destinazioni d’uso. Basteranno piani attuativi, con un iter più semplice e abbreviato rispetto agli strumenti classici. Per quanto riguarda la prevenzione del rischio sismico, infine, la Giunta adotterà uno specifico regolamento entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge.








12 Ago 2009
IL TEMPO

Scontro alla Pisana

Piano casa, Pdl attacca i vincoli che riducono le aree interessate

Nerina Stolfi Giornata intensa quella di ieri al consiglio regionale di via della Pisana.

All'ordine del giorno c'era l'approvazione del piano casa. In vista di questo decisivo appuntamento in mattinata si erano riuniti gli «stati generali» dell'opposizione in Consiglio regionale per concordare la linea di condotta sull'argomento della seduta. Sotto il profilo del merito, il giudizio delle forze di opposizione sul provvedimento in discussione è stato molto critico. Le condanne maggiori, espresse, tra gli altri da Donato Robilotta, hanno riguardato soprattutto il sistema dei vincoli che ha finito col ridurre le aree interessate al provvedimento a non più del 20% del territorio regionale. Per Fabio Desideri, invece, la proposta non risolve i problemi del disagio abitativo, vieta qualsiasi intervento in zona agricola dando possibilità di operare solo ai coltivatori diretti e non affronta i temi delle periferie degradate. Infine Luigi Celori ha posto l'accento sull'esiguità dei premi di cubatura che non libereranno dalle costruzioni né le coste del mare, né dei laghi, tantomeno delle aree protette. C'erano inoltre pregiudiziali di metodo sul piano casa che andavano denunciate, a cominciare dal mancato coordinamento con il piano nazionale, all'assenza di qualsiasi confronto con l'Amministrazione capitolina, soggetto ovviamente determinante per qualsiasi programmazione abitativa. Tra i pochi emendamenti presentati dall'opposizione e approvati dall'assemblea, c'è stata la riduzione dei «costi» relativi all'ampliamento delle prime abitazioni. È stata infatti riconosciuta ai Comuni del Lazio la facoltà di consentire la riduzione, fino a un massimo del 30%, del contributo dovuto per gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria.
07 Ago 2009
adriana fornaro · 95 visite · 4 commenti
IL MESSAGGERO

Lazio/ Approvato il piano casa. Si potranno ampliare le abitazioni del 20% e ricostruire interi palazzi più grandi. Marrazzo: “Legge modello per tutto il Paese”



TO290709EST_14Arriva una buona notizia per tutti gli architetti del Lazio, e anche per alcuni proprietari di case. Il Consiglio regionale del Lazio con 36 voti a favore e 9 contrari ha approvato il piano casa regionale.


«Portiamo a casa un provvedimento di cui andiamo orgogliosi, che sarà una legge modello per tutto il Paese», ha dichiarato il presidente della Regione, Piero Marrazzo, mentre l’opposizione parla di testo inadeguato, malgrado le modifiche introdotte durante il dibattito in aula.


Con le nuove regole chi possiede una casa che non sia situata in un centro storico, in un’area protetta, in una zona sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta, sulla costa di mare, fiumi o laghi, e non sia superiore ai mille metri cubi può ampliarla del 20 per cento per un massimo di 62,5 metri quadrati.


 Non solo le abitazioni potranno essere ampliate però, perché il “premio di cubatura” si applica anche agli edifici a destinazione non residenziale per artigianato e piccola industria con superficie non superiore a 1.000 metri quadrati e di proprietà di coltivatori diretti e imprenditori agricoli a titolo professionale. In questo caso l’immobile dovrà mantenere la stessa destinazione d’uso per 10 anni.


Tutti gli interventi dovranno rispettare le norme antisismiche e la legge regionale in materia di bioedilizia.


Per chi, invece di ampliare la casa, volesse demolirla e poi ricostruirla, il piano prevede un “premio di cubatura” del 35 per cento: ovvero la casa potrà essere demolita e ricostruita più grande del 35 per cento. Se viene demolito un intero palazzo, il 25 per cento delle abitazioni di quello nuovo dovranno essere a canone concordato, quelle che si chiamavano case popolari.


Sarà possibile inoltre realizzare una cubatura maggiore (il 40 per cento) se la demolizione-ricostruzione sarà realizzata tramite un concorso di progettazione, a patto che l’intervento sia realizzato sulla base del progetto vincitore.


Sono infine previsti interventi per il recupero a fine residenziale dei volumi accessori degli edifici (ferme restando le limitazioni rispetto al volume complessivo dell’edificio stesso). Per avviare i lavori basterà una dichiarazione di inizio attività (Dia), se la demolizione-ricostruzione interessa un complesso con volume superiore ai 3.000 metri cubi sarà necessario il permesso di costruire. Le Dia dovranno essere presentate entro due anni dall’entrata in vigore della legge.



07 Ago 2009
adriana fornaro · 118 visite · 3 commenti

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